I pedali da bicicletta sono provvisti di gancio per le scarpe, cosicché il ciclista non possa fuggire alla sofferenza a cui è stato condannato.
mercoledì 4 novembre 2009
martedì 3 novembre 2009
GIRA VOCE CHE...
venerdì 30 ottobre 2009
ERA ORA!!!
Su consiglio di un caro amico ciclista ho deciso di chiarire un punto ben preciso, che magari potrebbe sfuggire se la situazione non viene analizzata con un filo di ironia. Ovviamente Humira non significa doping, niente a che vedere. Per chi fosse interessato qui di seguito vi spiego brevemente di cosa si tratta e di quanto sia veramente innovativo questo tipo di farmaco.
----- HUMIRA (R) (adalimumab) è stato il primo anticorpo monoclonale completamente umano ad essere approvato per la cura di diverse malattie come l'artrite reumatoide, la spondilite anchilosante e nel mio caso il morbo di crohn da moderatamente grave a grave, e che aveva presentato un risposta non adeguata alle terapie convenzionali, e per la riduzione dei segni e della sintomatologia e per indurre e mantenere una maggiore remittenza clinica in questi pazienti, se non rispondono più o sono diventati intolleranti a infliximab. . HUMIRA è molto simile agli anticorpi normalmente presenti nel corpo umano e agisce bloccando in modo specifico il fattore alfa (TNF-alpha) di necrosi, una proteina, che se prodotta in quantità eccessiva, gioca un ruolo centrale nelle infiammazioni associate con le malattie autoimmuni. HUMIRA è un biologico completamente umano per autosomministrazione, e al momento ci sono 190.000 pazienti in cura in tutto il mondo.
lunedì 26 ottobre 2009
GALLERIA CENA UMBRIA CHALLENGE 2009
venerdì 23 ottobre 2009
CHIARIMENTO
L'OREFICE STA IMPAZZENDO: QUESTO VETRO NON S'HA DA FARE
Sono solo tre anni e qualcosa che vado in bici e diverse volte ho visto maneggiare questo trofeo, tanto che campeggia sulla mensola del mio camino in tutte le versioni sopra riportate. Ormai bisogna dirlo, questo simpatico pezzo di diossido di silicio, l'orefice a cui viene ordinato, non sa più per che verso proporlo! Quindi sappiate che il clou della classica cena che alla fine di ogni UmbriaChallenge si tiene al CVA di San Martino in Colle...o in Campo che non mi ricordo mai, sarà scoprire cosa si è studiata la federazione questa volta per premiare i suoi straordinari campioni. Se l'angolo vetreria rappresenta sempre una dolce sorpresa, bisogna dire, ad onor del vero che il menù della cena difficilmente finisce per lasciar stupefatti i commensali. Per quanto mi riguarda due cene ho fatto e per due anni il menù comprendeva: antipasto con un paio di crostini, affettati misti, frittatina, sformatino e insalatina di rucola e brasola. Primo piatto: risotto ai funghi, seguito da tagliatelle con qualche sugo rosso. Poi roastbeef, verdure grigliate o saltate, insalata e patate fritte. Il dolce non me lo ricordo. Cmq ce lo racconteremo domani.
Stasera il bikeland porterà una rappresentanza alquanto varia seppur risicata, ove ogni generazione e tipologia di atleta daranno un'idea dell'organico del nostro Team. Ci sarà il vecchio, Vigna (oddio se si offende), poi il nuovo, Nottolic (per il primo anno con noi), la donna, che sarei io e poi l'anti-sport, ovvero mia madre. E' stata dura convincere una gran brava fumatrice e ottima forchetta partecipare ad una convention di cotanti atleti, ma alla fine ha ceduto: "mi farebbe tanto piacere" le ho detto. Non ha resistito all'occhio languido.Sappiate carissimi colleghi che ancora brancolo in alto mare, in acque molto agitate e profonde per quanto riguarda la salute, attendo i responsi di tanti esami e analisi fatti in innumerevoli giorni passati fuori e dentro gli ospedali, ma che appena partirò con la cura miracolosa (che non esiste), saranno volatili per diabetici. Ovvero cazzi amari per tutti e non so se mi spiego, come disse il paracadute...e da qui si comprende che sarebbe molto meglio andar in bici a rinfrescare il cervello che sta prendendo muffa!
domenica 18 ottobre 2009
DIARIO OSPEDALIERO SEMISERIO: QUARTO E ULTIMO GIORNO
Le notti in ospedale dicono siano tutte uguali: solitamente noiose. Esistono le eccezioni. Capita che un frastuono immenso rompa il silenzio portandosi dietro un rumore metallico che rimbomba per tutto il corridoio. Tanti occhi curiosi sbucano dalle camere. Anche la mia testa fa capolino. Un pezzo di soffitto è crollato portandosi dietro un metro di neon che ci stava attaccato. Il medico che era passato lì sotto tre secondi prima deve esser corso a cambiarsi le mutande e di seguito aver fatto un pellegrinaggio a Santiago de Compostela rendendo grazie per la provvidenziale salvezza. Di rimando succede, oltre al trambusto di telefoni che squillano e tecnici che vanno interpellati, che gli infermieri tutti si incazzano come delle bisce, minacciando di scioperare a causa delle mancate norme di sicurezza. Mentre questi moderni luddisti si adoperano in manovre sindacali, i campanelli delle camere suonano come ogni notte ma le padelle vanno molto a rilento. Il risultato è sgradevole per tutti, soprattutto per me che in camera ho la mia vecchietta scacazzante pazza che continua ad espellere la sua cena indo-cinese ogni due o tre ore e un fetore immondo mi impedisce di chiudere almeno mezzo occhio. Oltre alla bega del soffitto si aggiunge un ricovero d’urgenza. Un tizio affetto da epatotossicità grave ci ninna per tutta la notte. In questa fase della malattia il degente inizia a sbarellare di brutto poiché le tossine arrivano al cervello: diventa la sagra dell’imprecazione e della bestemmia. Della serie “Ma come caxxo me lo hai messo quest’ago brutto imbecille culaxx…” e così via. Non è uno scherzo, diventano dei cani sciolti. La mattina, mentre attendo la chiamata per il mio esame ho modo di parlare col dottore e l’infermiera. Parlano di dimettermi lunedì. Pazzi. Mi adopero dunque nell’inscenare una simpatica commedia inventando che ho la nonna in fin di vita all’ospedale. Cosa vera a metà visto che è tornata ieri a casa dall’ospedale, ma viva e vegeta. Comunque se la bevono, complice qualche lacrimuccia gratuita e mi promettono di fare il possibile. Dopo un po’ torna l’infermiera che senza tanti parole sul di più mi infila un aghetto in un braccio. “Questo è il test della Mantù, fallo controllare tra 72 ore!”. E io rispondo “Ok, allora tanto ci siamo vogliamo controllare questo sul braccio sinistro che mi hanno fatto ieri?” e lei resta di merda “Ah, te l’avevano già fatto!”. Benissimo, sappiate che se ho un doppio negativo alla mantù la tubercolosi non ce l’ho al mille per mille. Che matti! Vado a fare la mia bella endoscopia. In sala domando subito “Chi è l’addetto al doping? Tu? Bene, drogami pesante, è un ricordo che non voglio serbare!”. Riapro gli occhi e in effetti qua di robba bona ne hanno. Buio totale. Risultato: come mi aspettavo: colon edematoso, ulcerato, iperemico con ulcerazioni aftoidi, alcune profonde (che culo) e sub stenosi del sigma(ancor più culo). Ma ribadisco, è il mio colon e io e lui ci conosciamo da una vita: ci fa di comportarsi così. Però il doc mi ridà il sorriso quando parla di dimettermi subito nel pomeriggio. I fuochi d’artificio dentro il cervello. Rientro in camera, c’è mia madre, l’avverto della dimissione, le domando cinque biscotti, son due giorni che non mangio. Mangio, mi vesto. Prendo la lettera di dimissioni e ciao a tutti. In macchina i biscotti si ripropongono, cerco di ignorarli e dormo per tutto il tragitto.


sabato 17 ottobre 2009
DIARIO OSPEDALIERO SEMISERIO: SECONDO E TERZO GIORNO

Dopo la fugace comparsa di dracula, davvero mattiniero, passa neanche un’ora che arriva la colazione. Allora gli faccio “Mah che è tutta sta fretta? Dobbiamo andar a cogliere il tabacco?”. In realtà volevo domandar loro “Ma che la girata in mtb l’ha organizzata Flavioschi? Che se non si parte prima che spunti il sole gli sembra d’esser uno sciabordo?!”. Ma qua dentro spazio per le due ruote ce n’è poco. Caffè d’orzo non malaccio e due fette biscottate. Bagno, doccia, denti e son solo le 8.20. E per ora promettono di rimandarmi lunedì. Ora inizio a fargli la lagna sennò finisce che provo il tuffo raggruppato con carpiatura pure se sono al secondo piano. Per ammazzare il tempo ci si riduce pure a giocare al solitario di windows xp. Il gioco di boxe della psp l’ho finito almeno tre volte. Purtroppo la settimana enigmistica ormai ha fatto il suo tempo: le facilitate son fatte, i puntini neri uniti, quelli coi numeri pure, con gli schemi liberi mi sono arenata alla grande e le concentriche questa settimana non si risolvono manco con wikipedia sotto mano. L’hobby fisso è quello di aggiornare in continuo le connessioni di rete, sperando che passi uno sprovveduto da cui io possa succhiare linfa vitale per agganciarmi ad internet. Ma sprovveduti in vista non ce ne sono più. Oddio, uno ce ne sarebbe: si chiama Maurone e mi avverte della visita serale. “Ti porto i cioccolatini e la mia chiavetta per la connessione”. Regalare cioccolatini a chi è ricoverato in gastro sarebbe come offrire eroina ad un tossico. Meglio che mi porti qualche libro va! Quel matto porta pure la chiavetta, ma sapendo che ha la tariffa ad ore declino il bel gesto. Qua dentro con questa noia se mi attacco ad internet poi non mi stacco più. Finirei per fargli ipotecare la casa. Nel pomeriggio spezzo la monotonia con un paio di visite che vanno molto meglio del previsto e la cosa più divertente è che mi faccio tutto l’ospedale in lungo e in largo seduta in carrozzella. Mai successo di andare sulle ruote senza faticare. Rientrare nella camerata poi non è un granchè, aleggia una puzza immonda visto che c’è una simpatica vecchietta che ogni tre ore sforna dentro il suo fidato pannolone dei pacchetti all’aroma di fogna che pare abbia mangiato dal messicano per un anno intero. Mi fa visita Permaz, al quale ho domandato di portarmi qualche film per il portatile. E’ il solito megalomane, si è tirato dietro l’hard disk e così iniziamo delle manovre di trasferimento che se passa la finanza mette dentro me e fa chiudere l’ospedale con tutta sta roba pirata. In serata arriva mia madre. Lei mi porta la coca cola. Le ho domandato quella Zero ovviamente e lei ha archiviato una busta con le bottigliette e sopra un post it, con qu

Quanto è internazionale. La sera sono arrivata fino alle una prima con i libri di Mauro che ti fanno capire perché lui ha un cervello così incomprensibilmente disumano e poi con un bel divx di contrabbando! Dormo con accanto un armamentario tecnologico del valore di 1000 euro tra tutto. Se passano i ladri resto in mutande.
Giorno 3
Anche stamattina sono passati quelli dell’Avis, oggi solo tre provette. Però son simpatici, ti sbattono sul muso alle sei di mattina dei fasci di luce che pare arrivino gli ufo. Che delizioso risveglio. Pure il test di gravidanza mi hanno fatto. Che malfidati. Tranquilli cari colleghi, per ora niente progenie dall’inferno. Poi doccia fredda come al solito, orzo non male ma non c’è storia col cappuccino della donella de sorca e via con altre visite in qua e in la per i reparti di questa fortezza del malato dove sinceramente mi par d’essere quella che sta meglio di tutti. Il giorno Tre lo chiudo qui, proseguirà con un lunghissimo tempo dedicato al digiuno totale, seguito da purga severa poiché domani devo presentarmi dal regista per il ciak si gira: mi tocca la parte principale nel cast del film “Coloscopia”, un genere sempre più in voga, ma unica tipologia peggiore dei cinepanettoni di De Sica.
mercoledì 14 ottobre 2009
DIARIO OSPEDALIERO SEMISERIO: E’ TEMPO DI FARE IL TAGLIANDO!!!
Non si tratta di una nuova rubrica carissimi lettori, è solo un modo alquanto eloquente per farvi comprendere la mia assenza in rete e ahimè pure dalla bici. PER POCO!!!
---------------------------------
Sono un paio di mesi che la tiravo in lunga, che alla fine qualcuno avrà pur pensato alle solite scuse da ciclista, ma quelle belle gambe che durante agosto avevano trovato il picco di forma, repentinamente si sono sgonfiate come i palloncini che regalano al mcdonald. Un vecchio amico che mi porto dietro da quando ho 16 anni e che si chiama morbo di crohn ha raso al suolo i miei globuli bianchi e fatto strage di quell’ematocrito che è già tutta grazia ricevuta se riesco a farlo arrivare a 35. Alla faccia di tutti gli EpoDipendenti. Le ultime gare fatte a gattoni erano più che un campanello d’allarme, erano il clacson del gelataio. Ce l’ho messa tutta per far finta di nulla, con Mauro che mi guardava con occhio bieco e mi ripeteva “curati”. Alla fine ho dovuto svestire la corazza in carbonio superleggero che pensavo mi salvasse dalla vista davvero poco gradita di camici bianchi qualsiasi. Ho aspettato un annetto e mezzo prima di tornare dal mio medico, che stranamente si ricordava ancora di me, e gli ho detto “Dottore, io faccio come quelli che fanno la spesa grossa il sabato. Accumulo un po’ di malanni e vengo col pacchetto completo per fare un discreto tagliando e magari trovare la droga buona che mi rimetta in pista.” E di rimando me l’ha subito tolta lui la sete col prosciutto, visto che noi ciclisti di norcineria siamo esperti. Lunedì mi ha promesso un bel ricovero e martedì pomeriggio ecco che il reparto di gastro di Arezzo mi invita gentilmente a recarmi presso il loro albergo: un letto ti aspetta. E io che avevo appena staccato dal lavoro e stavo facendo un pensierino su un debole tentativo di fare un giro in mtb. Prepara la borsa e via verso lidi peggiori, con un muso lungo in auto che mia madre poveretta ha provato a sfiorarmi la mano e ci mancava poco che la perdeva.
Giorno 1Arrivo tutta baldanzosa in reparto. Peccato sia solo al secondo piano, buttarsi di sotto sarebbe inutile. Mi presento al bastardo che mi ha rovinato il pomeriggio invitandomi al ricovero e lui mi offre un letto con veduta del parcheggio interno dell’ospedale. Altro che Ritz. Comodino girevole, bagno in camera con padella e pappagallo e niente carta igienica. Che mia madre mentre facevo la valigia mi fa “Tieni, prendi un rotolo che non si sa mai” e io “Mamma, ma vuoi che non ci passano la carta? Siamo in toscana, son ricchi!”. Comunque la carta la prendo e devo dire due cose: la mamma va sempre ascoltata e in più la carta la passano, solo che si dimenticano di rimetterla. Ma che vuoi aspettarti da una regione dove i giudici uisp non sanno manco contare i giri di un cross country? Nel frattempo, mentre indosso il mio pigiamino d’ordinanza, che qualche paperella e orsetto qua e là ce l’ha disegnato, mi piange il cuore pensando che a casa dormo con la maglia gialla del master cross. Qui non potrebbero capirmi, anche perché la media d’età è di 75 anni. In camera ci sono due simpatiche vecchiette e come è piccolo il mondo, una signora che abita a non pochi chilometri da casa mia. Ovviamente mia madre coglie subito l’occasione per raccontarle tutti i cazzi miei. Che di sicuro lei non riporterà a nessun altro. Viene l’infermiere per l’accettazione. Solite domande, pure la religione praticata. Risposta mia molto afficata “quella che funziona” e poi visto che il sanitario non è afficato quanto me chiudo con un semplice “atea”. Poi mi chiede del tipo di dieta e io rispondo “beh, correndo in bici ci sto molto attenta quindi…” e lui “ah, ciclista? Allora una vita di merda”. In effetti come dargli torto? Con l’insalata mista del pranzo nello stomaco ecco arrivare baldanzoso il carrello della cena. Sono le 18.15. Che è merenda? No, però conviene mangiare che va a capire qua quando ricapita. Non c’è rischio, peccati di gola non se ne fanno. Bramo i fagioli con le cotiche in pieno giugno che servono a Miranda. Per quanto uno mangi piano, passare quelle ore infinite che ti facciano arrivare al giorno non è roba da principianti. Bisogna palleggiarsi la Psp, il cellulare, gli mp3, le puntate dei Simpson che ho sul netbook e il libro che son tre mesi che avevo accantonato. Il libro me lo son giocato perché mi han fatto subito spegnere le luci. Sono andata alla grande col gioco di boxe della psp: menavo quei neroni pensando alle mie avversarie. Ora sono prima in classifica nei pesi Welter. Un ottimo passatempo me lo hanno offerto pure le mie giovanissime compagne di stanza: metti la coperta, togli la coperta, passami il bicchiere, trovami l’asciugamani, dammi la scatolina della dentiera… Poi tutte si sono addormentate. Io mi son trastullata fino alle una di notte con un documentario bellissimo “Pepsi Vs Cola”. Poi fino alle 2 ho sparecchiato tutto il letto girandomi dal nervoso. Poi alle 6 di mattina è arrivato dracula che mi ha portato via due litri di sangue. Altro che antidoping!!!
Se questa non è una faccia un pelino irritata provate voi a fare di meglio!

lunedì 5 ottobre 2009
SI GIRA!!! ...e di nuovo CICLOCROSS
MAURO COZZARI SECONDO ASSOLUTO E PRIMO DI CATEGORIA

Ormai posso confermarlo in via ufficiale: MAURO COZZARI è dei nostri. Dopo tanto penare gli abbiamo trovato pure i pantaloncini. Posso solo immaginare che prove costume a luci rosse dentro il garage del Postino. E con la nuova divisa è partito come un fulmine ed è arrivato come un razzo. Secondo assoluto. A pochissimi secondi dal primo, che povero lui si è beccato un cavallo come primo premio. Anzi, poveretto il cavallo, visto che è destinato al mattatoio. Grande prova pure per Paolo, come dice mia madre "quello dei fiori", che in realtà sarebbe il lavoro che fa la moglie, lui guida gli autobus. Se non fosse stato per un problema col tubolare a fine corsa, poteva sfiorare il terzo o quarto posto di categoria. Mauro, la nostra garanzia, è giunto quinto, ma pure lui deve prenderci un attimo il via, dateci un paio di settimane e con le notturne lì al ciclodromo le gambe riprenderanno a girare come si deve. Una new entry più che gradita è quella di Carlo Arcaleni, che è partito con la sua mountain bike, ma ha già prenotato la bici a negozio. Ci ha preso gusto subito al primo giro e per citare mauro "ha proprio la faccia da crossista!". Roberto, venuto a correre esclusivamente perchè lo ha promesso alla sottoscritta, deve solo ringraziarmi: grazie al mio convincimento non solo ha fatto una buona gara, ma è pure finito a premio, settimo di categoria. Io son giunta terza e non mi lamento, conoscevo i primi due crostini e sapevo che poco avrei potuto contro di loro. Unica soddisfazione è sapere che la signorina che ieri ha vinto, in mtb riceve delle belle suonate dalla sottoscritta. Infatti ieri vedendomi in partenza era timorosa. Poi ha visto che faccio abbastanza pena e si è gasata. Sul podio ha dato pure la mano. Però a Gualdo quando l'ho fregata la mano non me l'ha data. Chissà. Misteri femminili. Comunque che vergogna, solo le donne schierano questi pezzi!
DI SEGUITO REPERTORIO FOTOGRAFICO



lunedì 28 settembre 2009
TIRILLA E BARALLA ANCHE QUESTO CHALLENGE E' FINITO

Qualcuno che mi sta molto a cuore, oggi mi ha fatto notare che è da una settimana che sul blog campeggia l’immagine di un rotolo di carta igienica, e che forse è giunto il momento di aggiornare. E quale momento migliore per farlo se non questo, il giorno successivo alla definitiva conferma della vittoria dell’Umbria Challenge. Quando iniziai questa avventura della mtb, questi tipetti in maglia arancio mi sembravano tanti alieni e tanto lontani dal mio mondo e dalla mia realtà. Perché all’inizio, quando si scopre qualcosa, non si guarda troppo oltre, si pensa solo all’immediato, a godersi la miriade di sorprese che l’ignoto ti pone davanti agli occhi. 
Col tempo l’arancio è divenuto un colore più familiare, tanto che lo scorso anno, dopo la prima vittoria nel Carsulae ci avevo fatto la bocca. Mi sbagliavo. I tempi non erano ancora maturi. Con la delusione del 2008, ad inizio di questa stagione, non ci ho minimamente pensato al Challenge. Mi son solo detta: corriamo poi si vedrà. Le cose se devono venire, verrano da sole. E con l’impegno, la regolarità e la dedizione, senza mai dimenticare passione e divertimento, ieri a Petrignano ho definitivamente riportato a casa questo titolo. Una vittoria personale che non serve poi a molto, perché non puoi neppure metterla sul curriculum quando fai domanda di lavoro, che non puoi sfoggiare in piazza a Castello poiché ti guarderebbero come fossi matto. Forse è questo il significato di vittoria personale: un prezioso dono che si fa a se stessi. Però ieri, alla fin fine, non me ne importava più di molto. Perché ormai era tutto passato, una stagione è finita, e l’obiettivo è stato raggiunto. E tra le mani rimane solo una semplice maglietta di un colore poi che si abbina davvero male. Poi, pensandoci su, ho capito tutto, quasi tutto. Ho compreso che a volte, fissandosi su di un obiettivo, prefiggendosi uno scopo, si perde la bellezza della luce che filtra dagli alberi. E si finisce per rifiutare il qui, si vorrebbe essere già più avanti, ma quando ci si arriva si è altrettanto scontenti, perché anche “là” diventa “qui”. Ciò che si vuole è tutto intorno, ma non lo si vuole proprio perché lo si ha tutto intorno. Ogni pedalata è uno sforzo sia fisico che spirituale poiché si immagina che la meta sia esterna e distante. 
Eppure tutto ciò rappresenta croce e delizia del significato intrinseco di competizione. E sfido io a trovare almeno due atleti schierati ieri al nastro di partenza tra 350 ciclisti che non fosse malato di questo virus che ti fa desiderare di mettere le tue ruote avanti agli altri. Perfino la persona più corretta e “angelica” (notare la virgolette) del mondo, Vigna, non resiste al richiamo del ciclistus bastardus: Marsiglietti ne sa qualcosa, che poco prima del guado si è preso una bella sverniciata dal nostro master over per eccellenza. 
Mauro però non deve vantarsi troppo poiché deve sapere che Michele solitamente a metà gara soffre di un grosso deficit provocato da una preparazione troppo accurata: trascorre l’ora precedente la gara a vestirsi abbiando i colori di pantaloni e maglietta con una professionalità da far invidia a casa Gucci. Si unge tutto il corpo di un unguento magico che permette al fotografo di immortalarlo in delle pose ove ogni suo muscolo risalti al meglio, di modo che la Milva possa iniziare a metter via le varie diapositive per il calendario sexy 2010 PirelliMichele. Solitamente c’è Antonello che da questo punto di vista è molto più approssimativo, anche se questa volta bisogna rendergli merito per essersi ricordato di portare la bicicletta a differenza di quanto accadde a Bevagna. Grazie alla folta partecipazione di tutti questi atleti altotiberini abbiamo vinto il secondo premio come squadra e con esso un trofeo dove viene ritratto un tipo con una bici da downhill in voga nel ’98 con le ruote ovali che scende su una canaleccia. Dato che il premio è per la squadra tutta intera sappiate che a negozio troverete le prenotazioni: una settimana ciascuno potrete custodire questo stupendo cimelio e posarlo in bella vista sul vostro ufficio o sopra il camino di casa. Come ho fatto io stessa con tutti i miei trofei. Anche se quello vinto ieri, per il terzo posto al centro italia bike tour, sembra più una scultura futurista venuta davvero male piuttosto che un premio. Io l’ho posato sulla mensola, ma mia madre mostrando disappunto mi ha domandato un prezzo per il subaffitto dello spazio che questo aborto occupa, più per danni morali credo. Tra i fatti più salienti da menzionare rispetto a ieri grande risalto merita lo stand con telai appesi della Severi Bikes: commerciano in Giant, beh, ve li sconsiglio, li vendono per carbonio super leggeri, ma alla luce della craniata che ho dato ad uno di questi e del bernoccolo che ho in fronte, temo siano una bufala. Bella anche la grande festa poco prima della partenza. Prima di ulteriori spiegazioni faccio una premessa. Il giorno prima, in serata, col mio fidanzato andiamo a fare un giretto in centro a Perugia. Non sono un’amante del frastuono e del caos e guardacaso per tutto il tempo che trascorriamo bevendo un aperitivo e passeggiando per corso Vannucci ci sono miriade di gruppi che suonano bonghi e di veri e propri complessi di tamburini. Un’emicranea spaventosa. Mattina della gara, tutti in griglia lungo la sponda del Chiascio. Ci sono pure i pescatori che nonostante il nostro cianciare tentano l’impresa. Di colpo, a dieci minuti dalla partenza vengono annunciati i bravissimi tamburini di Assisi che partono con una bigiolica di bussi ancor peggio di quella di perugia della sera prima. Da antologia la calma e la freddezza mostrata dai pescatori, ormai rassegnati a recarsi in pescheria. In griglia intravedo pure Monica Gabbanelli, che dal cognome potreste pensare che sia quella che fa Report su Raitre. In realtà è una delle cicliste più forti in Italia, di cui leggevo nei giornali dai tempi in cui cominciò mio fratello a pedalare. Penserete che sia vecchia se dico così, in realtà il fatto è che ha cominciato molto giovane ad andare forte, e non ha più smesso. Non ha nessun problema a farci il culo a strisce a tutte quante, ma prenderle da lei è un onore. Un grazie immenso al mio speaker preferito, Fabrizio, che non perde occasione per ricordare le mie vittorie stagionali durante ogni traguardo e a pubblicizzare il blog durante le premiazioni. E come lui pure Federico, l’uomo Frex, che tifa per me nonostante questo inverno al ciclocross tornerò come ogni anno a fargli concorrenza con la fotocamera digitale. E ultimo ma non ultimo il Tasso col quale ieri a pranzo con due panche di distanza ho intrecciato un dialogo che inizialmente aveva un qualche senso, ma che poi ho terminato annuendo a ripetizione, ma non capendo niente dal casino che c’era. Spero non mi abbia dato appuntamento alla piazzola di Ponte Felcino perché allora proprio non posso presentarmi causa forza maggiore. Comunque tranquilli, domenica si corre a Chaiserna, quindi le nostre avventure continuano. Restate sintonizzati.
lunedì 14 settembre 2009
TRASFERTA SOFFERTA... MA DIVERTENTE

Con il mio trabiccolo a quattro ruote incidentato, una febbre continua che dura da circa sei giorni e mi ricorda che il buon vecchio Crohn che di cognome fa morbo forse sta tornando alla carica, aggiungendo poi che tutto il bikeland è a correre a Moena, io non mi perdo d'animo. In un modo o nell'altro a Montefranco bisogna andarci. Come mi disse lo scorso anno il saggio Andreani, la maglia del primato va onorata, e allora avevo il coccige schiantato. Mica ci facciamo affossare da cose di poco conto?!

Poi si parte. E son dolori. Non è proprio il caso di farsi venire qualche malanno proprio in occasione di questa gara, la peggio per me, insieme a quella di Miranda. Troppo tecnica. Non riesco a guadagnare abbastanza in salita. Noemi mi passa subito in discesa e mi fulmina. Non è giusto però. Lei sta con un Cellini. Va a capire tu che testa che gli faranno tutto il giorno, sai a che training la sottoporrà il suo uomo. Il mio ha un'azienda agricola, al massimo mi insegna come si salano i prosciutti. Eheh... a me i prosciutti però li danno già salati.
Adesso rido, in gara ho riso poco, ad un certo punto c'avevo i coriandoli al posto del cervello, tra tutte quelle discese sassose che la bici mi zompava di qua e di là. Nell'ultima discesa c'erano pure due rotwailer che scorrazzavano sul prato. Ho sperato tanto che noemi avesse la fobia dei cani. In realtà noemi era al ristoro finale dopo il traguardo. E se dio vuole ci arrivo pure io. Urge flebo ma dissimulo forza e spirito. E poi anche se perdere rode sempre e comunque, ha vinto Noemi e va festeggiata. Perchè ha vinto con stile. Lo scorso anno quando arrivai prima a Sangemini mi si avvicinò e mi disse "La prima vera vittoria deve essere bellissima". E aveva ragione. Le ho detto le stesse parole, però lei è molto meno competitiva di tutti noi e credo di poter dire che sia veramente sincera nella sua modestia. Proprio per questo parlare di qualche mio malanno è fuori luogo: lei qui avrebbe vinto comunque, è pane per i suoi denti.

E mentre penso a tutte queste cavolate pseudo-filosofiche arriva Marco Cellini. Ormai ce l'ho impressa in testa da sempre quella foto di lui sotto l'arco che trionfa con le braccia alzate. Montefranco è casa sua dice lui e ha ragione. Ha spolverato Alberati. Non a
ggiungo altro.Intanto Barbara al ristoro finale si impanzanisce di cocomero "passato", o come si dice da me "ancotto", e poco dopo inizia a dolerle la pancia.
Le Docce son gelide. Barbara è chiusa in bagno e da qualche parte del suo corpo cerca di espellere il cocomero della passione. La consegna delle maglie non è che sia troppo esaltante: già l'umore non è alle stelle, ci si mette Tasso con telecamera alla mano a sfottermi mentre dò la mano al famoso organizzatore col bocchino. Non riesco bene a comprenderne il motivo, ma sono giunta alla conclusione che il nostro cameraman di fiducia proprio non mi digerisce. Sarà per quella vecchia foto a torso nudo che pubblicai tempo addietro.
Scena stupenda quella del podio di MArco, con Noemi che corre per fargli uno scatto da antologia...problema! Tiene la fotocamera al contrario (vedi foto).
E poi si ritorna a casa. Davanti al pc guardo le classifiche, in matematica avevo tre e mi tocca fare i conti a mano e con calma per rendermi conto finalmente che se la suddetta materia non è un'opinione, questo Challenge dovrei averlo vinto. Anche se non vorrei vendere la pelle dell'orso prima di averlo non solo ucciso, ma sgozzato, scuoiato e cotto allo spiedo!