giovedì 10 gennaio 2008

LA NOSTRA SETTA


Domanda: per creare una setta, bisogna essere in sette? Perché se è così ieri sera al ciclodromo eravamo ad un passo dal traguardo: ce ne mancava soltanto uno e almeno una seduta spiritica finito l’allenamento avremmo potuto organizzarla!

Nonostante il tono polemico riversato in queste poche righe, la menzione d’onore ce la auto celebriamo: noi ci siamo sempre e comunque, col fango o con la pioggia, col gelo e col vento. E grazie alla naturale propensione del nostro santo protettore della Vigna alla comunicazione interpersonale, un nuovo adepto si è unito al clan: l’unico che in discesa va più forte di me, Marsiglietti. Io nelle pendenze favorevoli vado giù bene, nel senso che assumo la posizione a sacco di patate e ruzzolo giù tra sassi, rovi e spini come una slavina quando Pippo non riesce a trattenere uno starnuto. Insomma, come una sfigata. Si dice in giro che il nostro discesista di fiducia preferisca iniziare e finire la faccenda coi pedali sotto i piedi e le mani sul manubrio.

Ebbene, quando l’ho visto parcheggiato ieri sera davanti al cancello della struttura chiuso con catena e lucchetto del tutto fittizi, ho pensato: “Beh, facendo due conti è la prima volta che si approccia alla materia, con una bici non sua… Forse non farò la solita figura da ruota di scorta della situazione!” Quel FORSE non l’ho solo scritto ora, l’ho pure pensato ieri al momento, perché ero certa di dover venire a patti con le mie supposizioni del tutto fuori strada. Mio fratello mi ha fatto notare che per fare downhill usando la bici e non le ginocchia come faccio io, bisogna saper guidare. Mio fratello dice un sacco di caxxate, ma una volta a settimana mediamente una cosa intelligente la rigurgita. Risultato: leggende metropolitane narrano di un compagno di squadra che stamattina, all’alba, si stava scaldando le mani e preparando il caffè di fronte al negozio di Matteo col fornellino da campeggio. E che un attimo dopo stava già compilando un difficilissimo test attitudinale che il duo di successo Donati-Cardellini spesso pone all'attenzione di molti di noi vogliosi ciclisti: il PREVENTIVO.

Altri giro altra corsa…e altro adepto: Alessio.

Giovane silenzioso presentatoci da Antonio, giovane che non disdegna il tradimento. Non ha esitato molto a lasciare la sua squadra per aggregarsi alla nostra. Forse lo ha fatto perché abbiamo le divise più belle…e ha fatto bene: io non riuscirei neppure a pedalare vedendo rosa e blu accostati insieme. E Vigna lo ha preso sotto la sua ala protettrice: sembrava in preda ad un sentimento di paternità riscoperta. Una singolare paternità dove il padre insegna al figlio come sganciare al volo i pedali e risalire in sella alla bersagliera. Ogni famiglia ha le sue abitudini. Anche se penso che in un lontanissimo futuro Mauro, pure coi suoi nipotini, davanti ad un camino accesso, parlerà di pedali e pignoni. In più, e non c’entra nulla col discorso, se Mauro fosse una donna, in questo momento sarebbe al settimo cielo: sono due settimane che tutti gli domandano delle sue scarpe nuove, e lui risponde con sufficienza e senza vantarsi. Si vede proprio che non ha nulla di femminile.

Queste new entry ci allargano il cuore, perché il mercoledì sera atomizzato attorno a me, Roberto e Vigna, più che un momento agonistico, iniziava a sembrare una liaison amorose a tre, pure abbastanza torbida se si vuole, e io ho un amico che fa il pompiere e passa spesso lì vicino e mi domanda: “Ma che fanno quei quattro gatti la sera con quella brina?”.

Ovviamente queste quattro gambe in più, prima di essere identificate specificatamente hanno fatto sorgere una domanda nella mente di un mio vicinissimo parente: “Sono in categoria con me?” Fortunatamente no. Roberto dorme sonni tranquilli. Io da questo punto di vista soffro emotivamente molto meno, per ora di donne in squadra neppure l’ombra ma il giorno che dovrò render conto del trauma, sarà un momento nefasto, durante il quale dovrò rivedere tutte le mie strategie: costruirmi una cerbottana, spargere chiodi per terra, mettere il motore alla bici…

Dopo tanto imperversare un altro fattariello da menzionare ci sarebbe, ma ho fatto una promessa ad un amico e voglio mantenerla, perché sono una persona eticamente retta e moralmente inattaccabile. Non farò dunque parola dei due atterraggi d’emergenza operati da Antonio. Non so come avesse intenzione di superare l’ostacolo, certo è che il significato di superare qualcosa è andare oltre, non rischiare di sbatterci il cranio o comunque sia restare saldamente ancorato alla bici ma in senso orizzontale mentre gli altri rischiano di tatuarti i copertoncini sul bianco dei denti.

Senza esitazioni ha immediatamente sentenziato che i colpevoli erano i pedali a non averne voluto sapere di sganciarsi. Non convinto della dinamica dei fatti ha optato per una perizia probatoria da ripetersi sul luogo dell’incidente: il risultato è stato il medesimo. Lapidario, conciso e inappellabile il suo giudizio è stato “Mmh, Cardellini mi ha manomesso la bici!”.

La mia spiegazione opzionale è che cadere accanto ad una donna in linea di massima più sdatta di te fa male dentro, senza nulla togliere al fatto che mani e ginocchia sono pur sempre corredate di terminazioni nervose!

1 commento:

Permaz ha detto...

Sono un membro della setta dei 6 e posso dire che siamo molto affiatati, anzi, dopo una quarantina di minuti di allenamento eravamo molto sfiatati!